In ogni azienda esiste almeno una fotocopiatrice. Questa macchina fruisce di due o tre interventi di manutenzione l’anno, grazie ai quali continua a garantire la qualità delle sue prestazioni. Nessuno si sognerebbe di farle mancare questi appuntamenti, perché essi proteggono l’investimento fatto al momento dell’acquisto.

È giusto avere cura delle attrezzature, perché costano e se si guatano bisogna sostituirle, spendendo altro denaro.

 

E le persone? Di quanti interventi di “manutenzione” fruiscono nell’arco di un anno?

Non valgono forse più di una fotocopiatrice?

Non rappresentano forse un investimento da tutelare con altrettanta se non con maggior cura?

Non tendono anch’esse a logorarsi?

Quante volte, nell’arco di un anno, capo e collaboratore si prendono del tempo, in modo programmato e preparandosi all’incontro, per fare il punto sul ciò che funziona e su ciò che va migliorato nell’operato del collaboratore stesso?

 

In genere, le aziende di grosse dimensioni provvedono a dotarsi di un sistema di valutazione strutturato, ossia dei collaboratori.

Non sempre e non ovunque tale sistema è usato sistematicamente, ma il fatto che esista sta quantomeno a indicare che se ne avverte la necessità.

 

Ciò accade invece molto più raramente nelle realtà medio piccole, dove pare non si senta l’esigenza di valutare in modo strutturato le prestazioni dei dipendenti, come se chi lavora in queste realtà non avesse bisogno di ricevere un riscontro periodico e puntuale, da parte del responsabile di riferimento, sulla qualità dei propri comportamenti e delle proprie prestazioni.

Eppure, per comprenderne l’importanza, basterebbe considerare quali opportunità, per il collaboratore e per l’azienda, riserva la valutazione.

 

Innanzitutto garantisce al collaboratore il diritto di conoscere la visione che l’azienda ha di lui.

Non è cosa di poco conto, se si pensa a quante volte chi lavora si pone queste domande: “Che cosa pensano di me i miei capi? Come mi vedono? Che cosa si aspettano da me?”  Alcuni capi si attengono alla regola “Se non dico niente, vuole dire che va bene”.

In realtà il non detto non significa proprio nulla, genera incertezza che è spesso causa di demotivazione.

 

In secondo luogo consente ai responsabili di valorizzare i punti di forza del collaboratore, aiutandolo a prenderne consapevolezza e a individuare le situazioni in cui possano essere utilizzati al meglio.  Oltre a ciò, il colloquio di valutazione farà emergere le aree di miglioramento su cui lavorare, fissando obiettivi che determinino concretamente cosa fare e entro quando.