Consapevolezza

La causa prima di ogni successo risiede nel saper interpretare correttamente la realtà, i contesti, gli eventi, i problemi.
Sono consapevole quando mi interrogo sul fondamento della mia esistenza, su chi realmente sono, sulla distanza che esiste fra ciò che sono e ciò che vorrei essere, su ciò che conta e ha valore per me.
Sono consapevole quando comprendo le mie emozioni e quelle degli altri; quando prevedo le conseguenze delle mie azioni.
Sono consapevole quando, senza autoinganno o illusione, distinguo ciò che è giusto da ciò che è utile.

Responsabilità

Qualsiasi cosa io sia, capo o collega, ciò che fanno le persone con cui lavoro mi riguarda. A prescindere dalla mia funzione, sono in qualche modo responsabile, almeno fin dove ho la possibilità di influire, di quanto accade. Il mio compito è diffondere responsabilità e far crescere la percezione che essa può renderci migliori.
Sono responsabile nella convinzione che quanto io compio di buono e meno buono non è “altro da me”, ma mi appartiene e mi costruisce, in una direzione o nell’altra.
Sono responsabile quando le mie intenzioni e le mie parole corrispondono alle scelte e anche quando riconosco, dentro di me e di fronte agli altri, che non è così.


Proattività

Dall’onesta consapevolezza che “Io oggi sono quello che sono a causa delle scelte che ho fatto ieri”, decido le mie azioni future nella convinzione di poter determinare, almeno in certa misura, gli eventi. Così accresco le possibilità di realizzare ciò che reputo giusto e necessario, senza aspettare che altri decidano o agiscano per me.
Non mi rassegno facilmente all’idea che non si possa “fare di più”, perché sono convinto che sia sempre possibile intervenire per valutare le alternative potenziali e scegliere la migliore. Anziché lasciarmi condizionare dalle debolezze degli altri e dai problemi originati dall’ambiente, mi impegno ad agire su tutte le variabili dipendenti dal mio operato, generando in tal modo energia positiva che alimenta un processo virtuoso creatore di fiducia.
Anziché passare il mio tempo a lamentarmi di ciò che non posso modificare, preferisco concentrarmi su ciò che posso far accadere.


Centralità della persona e qualità delle relazioni

Chiunque è convinto che le persone contino più delle cose, e tuttavia può accadere che le persone siano trattate come cose. Mettere la persona al primo posto significa instaurare relazioni autentiche, profonde, non strumentali, disinteressate, nella consapevolezza che sopra ogni altra cosa sta il suo bene.
Centralità della persona significa dire agire in direzione di ciò che è buono per l’uomo. Significa rispetto.
Rispettare vuol dire guardare di nuovo e meglio, con occhio più attento, più profondo e comprensivo. L’inizio di tutto ciò è la mia attenzione. La prova della mia attenzione è il mio ascolto.


Coesione

“La forza di un esercito sta nell’armonia, non nel numero” diceva Confucio.
Coesione è positività, propositività, flusso di informazioni, saper osservare, accorgersi dei bisogni degli altri, visione sistemica, chiedere e offrire aiuto, accettare suggerimenti, valorizzare il lavoro altrui.
Coesione è trasparenza. È dire, per la crescita del gruppo, anche ciò che può generare conflitto, ma con la rispettosa sensibilità delle emozioni altrui.
Coesione è saper mettere in discussione il proprio obiettivo e rinunciare alla gratificazione di conseguirlo a favore di un risultato più significativo per il gruppo.


Flessibilità

Ciò che è da cambiare va cambiato. Accetto questa regola, cominciando da me stesso, senza però farne una dea. Sono libero di fronte al cambiamento e posso governarlo, perché il cambiamento non governa me.
Decido le strategie, ma non me ne innamoro e mi svincolo da esse quando è chiaro che non funzionano.
Sono fedele alle regole, ma non sacrifico sul loro altare il bene delle persone.
Amo le novità, ma apprezzo ciò che vale e dura nel tempo. Cerco di distinguere le innovazioni che migliorano l’efficienza e l’efficacia dalle mode che sembrano voler cambiare tutto e fanno sì che nulla cambi.