Letture
Fare formazione oggi
Sarebbe facile per chi fa formazione da quasi trent'anni evocare i bei tempi andati, quelli in cui tutto era più semplice: più semplice venderla, più semplice progettarla, più semplice "fare aula".
Sarebbe facile, ma decisamente inutile. Meglio, piuttosto, prendere atto con serenità che i bei tempi andati sono, per l'appunto, andati e cimentarsi con determinazione e positività a vivere le nuove, non sempre favorevoli, ma tutto sommato stimolanti situazioni.
Che cosa è cambiato?
Sono cambiati gli interlocutori con i quali rapportarsi. Oggi il Responsabile della formazione (figura che un tempo esisteva solo in realtà molto grandi e strutturate) vuole intervenire in modo molto diretto e influente nella progettazione dei percorsi formativi. Questa è certo un'opportunità, quando si parla con persone preparate che hanno un'idea chiara delle reali necessità formative. Altre volte, purtroppo, si ha la sensazione di avere a che fare con qualcosa che assomiglia più ad un "ufficio acquisti della formazione", che, senza disporre di alcun potere decisionale agisce per conto di chi deciderà davvero e che ha ricevuto istruzioni sommarie da un committente che il consulente avrà la grazia di incontrare solo ad affare concluso, quando va bene.
Sono cambiati i tempi della formazione, che diventano sempre più contratti. Alla richiesta di veder sviluppata una mole cospicua di contenuti, si accompagna la resistenza a distaccare le persone dalla normale attività lavorativa per un tempo adeguato a soddisfare le esigenze espresse. "Non posso tenere le persone lontane dal lavoro per tutto questo tempo!" si sente dire il consulente. E qui si comprende la difficoltà a interpretare la formazione come lavoro, come parte integrante dell'attività professionale, nonché la propensione a viverla come un di più, un qualcosa che ogni tanto bisogna pur fare, purché non procuri problemi al normale flusso della produttività.
E così ci si trova costretti a pensare programmi dei quali il consulente onesto sente il dovere di denunciare la scarsa efficacia, rendendosi conto, al tempo stesso, che a qualche committente questo interessa poco perché, tutto sommato, anche una formazione confezionata in modo approssimativo "è sempre meglio che niente"
Fortunatamente si fa sempre più rara la richiesta, in passato più frequente, di fare del percorso formativo un’occasione di valutazione del potenziale di questo o quel partecipante da parte del formatore o, ancora peggio, di tracciarne un profilo psicologico. È ancora possibile, tuttavia, incontrare committenti che considerano del tutto normale formulare tali richieste, di fronte alle quali un consulente professionalmente corretto dovrà spiegare che formare e valutare sono due cose diverse e per certi versi incompatibili. Se è vero infatti che la formazione serve a imparare (anche sbagliando, se si considera che l’errore è per gli umani una via privilegiata all’apprendimento) e non a tutelare la propria immagine di fronte alla realtà nella quale si opera, è facile immaginare quanto l’attiva e spontanea partecipazione a un evento formativo risulti compromessa laddove le persone che vi prendono parte possano anche soltanto sospettare che questo è finalizzato a un giudizio su di loro.
È in via di estinzione anche la specie del consulente “spara diapositive”, il cui contributo, in termini di coinvolgimento e di animazione del gruppo, è pressoché inesistente. Proiettando una diapositiva dietro l’altra, si limita a ripetere ciò che i partecipanti al corso possono leggere benissimo da soli sulla diapositiva stessa. Non sollecita interventi, non stimola il confronto, non induce le persone a tradurre i contenuti che tratta in possibili comportamenti nella loro vita reale e nelle situazioni che in essa si trovano a vivere.
Soprattutto non pone domande. A chi mi chiese una volta quale fosse la capacità fondamentale di un buon formatore, risposi senza esitazione “fare buone domande”. Lo sviluppo di un contenuto formativo in ambito comportamentale non può procedere per affermazioni, o non soltanto attraverso di esse, ma deve essere approcciato con domande di qualità. Sono domande di qualità quelle che stimolano alla ricerca, aprono la mente alla scoperta e ne svegliano le potenzialità, mettono in discussione i pregiudizi, inducono cambiamenti di prospettiva.
Il formatore “spara diapositive” si accontenta di leggere (talvolta giunge a commentare) quello che ha scritto e che va proiettando sullo schermo. I partecipanti al corso prendono atto dei suoi enunciati, ma non giocano un ruolo nella dinamica della didattica. Si limitano a ricevere il messaggio e, ad eccezione di alcuni fra essi animati da una personale motivazione, non lo elaborano e non lo traducono in possibilità di applicazione nella pratica.