Letture
Incutere timore
Alcuni capi, ignorando più o meno consapevolmente i principi fondamentali della motivazione, preferiscono guidare incutendo timore, convinti che questo possa indurre le persone a fare sempre di più e sempre meglio. A volte accade che i risultati diano loro ragione, ma si tratta di effetti di breve periodo, che possono avere un costo molto elevato.
Occorre infatti considerare che le persone professionalmente più valide, quelle cioè in grado di procurarsi un’alternativa - e che non è facile reperire sul mercato del lavoro - non accettano di sottostare troppo a lungo a comportamenti dispotici e lesivi della loro dignità e decidono di abbandonare la posizione in cerca di lidi più sereni. Chi rimane? Rimangono quelli che, non avendo alternative – o non volendo fare la fatica di cercarle – si rendono disponibili a vivere le situazioni di stress indotte dalla pressione del timore.
Non è detto, però, che costoro, pur nella modestia delle loro possibilità, diano il meglio di sé. Più spesso tendono ad adottare comportamenti difensivi, come, per esempio, mettere in atto strategie di occultamento degli errori, esprimendo in esse una creatività che, se fosse più correttamente orientata da una motivazione positiva, potrebbe dare qualche risultato apprezzabile.
Un altro comportamento osservabile consiste nella rinuncia ad assumere qualsiasi iniziativa, limitandosi all’esecuzione dei compiti affidati, anche quando i processi per espletarli rivelano lacune cui chiunque potrebbe porre rimedio.
Un terza possibilità riguarda la frequenza degli errori. Ad alcune persone accade infatti di commettere errori proprio perché timorose di commetterli.
È emblematica, a questo proposito, una scena del film “Il discorso del re” in cui re Giorgio V rimprovera il figlio Alberto perché non riesce a vincere la penosa balbuzie dalla quale è afflitto. Convinto che incutere timore possa essere la via giusta per spronarlo a parlare correttamente, ad un certo punto esclama: “Io avevo paura di mio padre e i miei figli dovranno avere paura di me!”. Ma, paralizzato dal timore di non essere all’altezza delle attese ddl padre, Alberto non riesce a pronunciare neppure una parola.
In conclusione, incutere timore non solo non è etico, ma non è neppure conveniente, perché invece di migliorare le situazioni le peggiora.