Letture

Turisti della formazione

Ogni percorso formativo è simile a un viaggio, ma ogni viaggio è diverso dall'altro. Diversi sono anche gli atteggiamenti e le disposizioni con i con i quali il viaggio può essere preparato e vissuto. Un viaggio, infatti, può essere affrontato con lo spirito del turista o con quello del viaggiatore, ossia come evasione o come scoperta.
Vediamo come si esprimono le due differenti visioni. 
  Il turista ama molto parlare della formazione. Lo sentirete dire spesso "c'è sempre qualcosa da imparare". Non fidatevi: non ci crede davvero. Gli piace dirlo, ma in realtà è convinto che gli altri abbiano sempre qualcosa da imparare. Sa benissimo in che cosa gli altri dovrebbero cambiare e non si lascia sfiorare dal sospetto di poter egli stesso cambiare almeno in una delle sue amate abitudini.

È quel partecipante al corso che, immancabilmente, fa notare che "queste cose dovrebbero essere dette ai nostri capi". Lui non ne ha bisogno e comunque "non ci sono le condizioni per metterle in pratica". La sua è una confortante posizione di attesa. 

Il Viaggiatore si concentra su se stesso e si domanda in che cosa può migliorarsi. Non ignora e non sottovaluta le difficoltà, ma è consapevole che queste fanno parte del viaggio. Anzi, ne è stimolato. La sua prospettiva è quella che si potrebbe riassumere nella parola "nonostante". Nonostante gli altri non cambino come sarebbe auspicabile, lui cerca di fare del suo meglio. È convinto che i cambiamenti del sistema nel quale opera dipendano anche dalla sua disponibilità a mettersi in gioco.
Il Turista della formazione si mette in viaggio per evadere da qualcosa e vive il corso come una vacanza. È contento di parteciparvi perché questo lo distoglie dalle quotidiane occupazioni. Per questo, quando si rende conto che il percorso formativo, contrariamente alle sue previsioni, è impegnativo, dà segni di insofferenza. 

Il Viaggiatore si mette in cammino per cercare ciò che non conosce ed è aperto alla scoperta. Il suo obiettivo non è la fuga, ma l'arricchimento personale. Vede la formazione non come un intermezzo della sua attività professionale, ma come esperienza che ne fa parte a pieno titolo e dunque vi si applica come è abituato a fare quando lavora.  
Il Turista, a prescindere dalla durata del viaggio, ha il pensiero rivolto al ritorno. Considera transitoria l'esperienza formativa, non solo perché, com'è logico, prima o poi finisce, ma soprattutto perché non pensa debba incidere su di lui. È intimamente convinto che dopo il corso tutto debba tornare come prima. 

Il Viaggiatore ha il pensiero rivolto alla meta, che è il risultato tangibile che vuole ottenere in termini di cambiamento, e al cammino, che è la sequenza dei passi da compiere per raggiungere la meta. Ha lo spirito aperto al nuovo, all'avventura e sa gustare ogni passo che compie, non solo perché lo avvicina al traguardo, ma perché esso stesso rappresenta qualcosa che vale la pena di apprezzare. Di solito, quando il corso finisce, sperimenta due sentimenti: la soddisfazione per il risultato raggiunto e il rammarico per la fine del cammino. 
  Il Turista, si sa, cerca di riprodurre, ovunque si trovi, le sue abitudini, perché non è capace di rinunciarvi. È quel personaggio che chiede tagliatelle alla bolognese in un ristorante di Pechino e quando li trova lamenta che non siano uguali a quelli che ha mangiato a Bologna. Allo stesso modo il Turista della formazione difende i suoi paradigmi e non è disponibile a metterli in discussione. Ciò che lui ha sempre fatto rimane la cosa migliore da fare. Non ha forse funzionato anche così? Perché sperimentare ciò che non si conosce quando quel che è noto funziona, probabilmente non sempre e non particolarmente bene, ma comunque in modo da non impegnarlo più di tanto nello sforzo del cambiamento?    

Il Viaggiatore è flessibile, riconosce e apprezza la novità. Non sfugge la fatica. Osserva, riflette, non giudica, sperimenta. Coglie le differenze fra ciò che fa e ciò che potrebbe fare. Non cerca conferme, ma novità. E quando si imbatte in una smentita a proposito di ciò che ha sempre ritenuto corretto, non ne soffre, ma se ne rallegra. 
  Il Turista della formazione chiede di essere capito. Infatti formula spesso affermazioni travestite da domande. Chiede, per esempio, al formatore: "Io ho sempre agito in questo modo, perché nella situazione nella quale opero non è possibile fare diversamente. Pensa che possa andare bene se continuo a fare quel che ho sempre fatto?". È come se dicesse: "Ditemi, per favore, che avete compreso in quale situazione mi trovo e confermate la validità delle mie scelte".   

Il Viaggiatore pone domande vere, perché vuole capire. Non cerca di convincere nessuno della validità dei suoi comportamenti. Cerca alternative, perché sospetta che possa esserci qualcosa di meglio.
  Il Turista, quando torna dal suo viaggio, è identico a com’era quando è partito. In lui niente è cambiato. Il viaggio non ha lasciato traccia. Tutt'al più, se è stato piacevole, ha qualcosa da raccontare, ma se ne dimentica presto.

Il Viaggiatore torna diverso e migliore: più ricco e sapiente. A volte non torna affatto e continua a viaggiare. Il percorso formativo, benché concluso, ha suscitato un desiderio che chiede di esser appagato: continuare a formarsi per migliorarsi sempre di più.

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